IL NEOREALISMO
Era una nuova generazione, mossa insieme dalla rabbia e dal progetto: la rabbia controla guerra, a favore di un rilancio rivoluzionario.
I movimenti studenteschi e operai insorti alla fine degli anni '60, davanti alla guerra del Vietnam fecero emergere giovani cineasti. Infatti anche se il termine neorealismo si cominciò ad usare alla fine degli anni venti con riferimento alle tendenze artistiche del tempo, chi lo usò in modo nuovo nel 1942 fu il montatore cinematografico per il film “Ossessione” di Lucchino Visconti. Già dopo il 1943 il termine si estese anche nell'ambito letterario con diverse interpretazioni (socialrealismo). Inoltre un nuovo relismo anticipatore si può collocare alla fine degli anni venti con lo scrittore Moravia.
Il neorealismo italiano trova quindi le sue origini assai prima della guerra e della resistenza.
Un momento significativo nell'evoluzione storica del neorealismo è costituito dagli anni 1948/49 in cui due fenomeni, uno storico e l'altro culturale, diedero una svolta a tutto il movimento.
Il fatto storico rilevante è costituito dalle elezioni del 1948 in cui la Democrazia Cristiana ottenne la maggioranza assoluta. Il secondo fenomeno, strettamente connesso al primo è di carattere culturale: se il PC infatti aveva impegnato tutte le energie nella lotta per la Resistenza, consapevole del valore di ideologia nazionale unificatrice, il carattere nuovo del PC fu subito palese nell'attenzione che esso dedicò agl intellettuali. Si può quindi ricondurre tutto alla crescente politicizzazione e socializzazione degli intellettuali che il fascismo promosse nel periodo tra le due guerre. Crollato il fascismo, tale socializzazione spingeva per sua natura verso una larga diffusione del Marxismo. Il fatto più importante, tuttavia, di questo momento culturale fu la pubblicazione dei “quaderni del carcere” di A. Gramsci, portata a termine tra il 1947 e il 1951.
Gramsci invitava gli intellettuali a calarsi nella realtà del paese, a dare vita ad una nuova letteratura, a promuovere una riforma intellettuale e civile della società italiana schierandosi dalla parte delle classi subalterne. Perciò la cultura italiana doveva rinnovarsi e stabilire un rapporto di ispirazione e di destinazione con le masse popolari. Entrambi i fenomeni di cui si è parlato hanno contribuito dunque a trasformare l'iniziale realismo spontaneo in un neorealismo ideologicamente orientato e consapevole che troverà le sue espressioni più significative nelle “Terre del sacramento” di Jovine e nel “Metello” di Pratolini.
“L'essere usciti da una esperienza che non aveva risparmiato nessuno, ristabiliva un'immediatezza di comunicazione tra lo scrittore e il suo pubblico: si era carichi di storie da raccontare. La rinata libertà di parlare fu per la gente il principio cardine per raccontare tutte le loro vicissitudini”. Così afferma Italo Calvino.
Il rapporto tra cinema e letteratura assunse caratteristiche peculiari a seconda dei diversi periodi del movimento neorealista. Secondo taluni questo rapporto è tenue in quanto a parte la trasposizione cinematografica di alcune opere letterarie, la grande stagione del cinema neorealista è caratterizzata da opere originali cinematografiche che non fanno riferimento a romanzi o a opere letterarie precedenti.
Questa impostazione può essere condivisa solo parzialmente. Infatti, a parte la considerazione che la collaborazione Zavattini-De Sica ha portato alla creazione di alcune delle opere più significative del realismo, il legame che unisce cinema e letteratura è più profondo ed è caratterizzato da una comune concezione dell'arte.
Le tematiche fondamentali del neorealismo sia letterario che cinematofrafico sono:
la vita della borghesia durante il fascismo,
i problemi del meridione;
la povertà durante il fascismo;
l'olocausto e i campi di concentramento;
l'antifascismo e la vita operaia;
la resistenza;
la guerra e le condizioni di miseria dell'immediato dopoguerra;
I FILM DEL NEOREALISMO
L'Agnese va a morire
Il bell'Antonio
Bellissima
Caccia tragica
La Ciociara
Il conformista
Cristo si è fermato a Eboli
Cronaca familiare
Don Giovanni in Sicilia
Dov'è la libertà
Europa 51
Fontamara
Germania anno zero
Gli indifferenti
Ladri di biciclette
Metello
Ossesssione
Paisà
Racconti Romani
Riso Amaro
Roma città aperta
La romana
Sciuscià
Senso
La terra trema
I REGISTI DEL NEOREALISMO
Bernardo Bertolucci
Bolognini Mauro
Giuseppe De Santis
Vittorio de Sica
Carlo Lizzani
Francesco Maselli
Valentino Orsini
Roberto Rossellini
Lucchino Visconti
Luigi Zampa
Cesare
Zavattini
Germania anno zero
Vincitore al Festival di Locarno del 1948, "Germania anno zero" fu dedicato da Rossellinial figlio Romano, morto nell’agosto del 1946. Ancora una volta Rossellini punta l’attenzione sulla sofferenza umana e sui perdenti, sconfitti da una vita che li costringe a scontare colpe altrui; con un finale disperato ed una visione della vita tragica e priva di speranza, il regista chiude idealmente la trilogia iniziata con "Roma città aperta" e proseguita con "Paisà". Ambientato a Berlino, città fantasma, subito dopo la caduta del Terzo Reich, il film narra la storia di Edmund Koeler, ragazzino di appena tredici anni, che vive di espedienti. Come molti altri abitanti della città, ridotta ad un silenzioso cumulo di macerie, Edmund si aggira per i palazzi distrutti in cerca di cibo per sostentare la famiglia, ammassata in una sola stanza, di proprietà altrui. Il padre di Edmund è costretto a letto da una grave invalidità, il fratello ha disertato durante la guerra ed ora è ricercato come ex nazista, non possiede la tessera alimentare e grava interamente su Edmund; non potendosi mostrare in giro, sua sorella invece si guadagna favori e regali prostituendosi con i soldati delle truppe alleate. Giorno dopo giorno la vita sembra sempre più inutile e triste, finché Edmund ritrova un suo vecchio maestro di scuola: un uomo ambiguo e cinico, che gli instilla un'insana teoria secondo la quale i deboli sono costretti a soccombere per far posto ai più forti. Edmund, ispirato dalle parole dell'uomo, avvelena il padre. Dopo il gesto disperato, il maestro si rifiuta di alleviare la sua pena con qualche parola di conforto; distrutto dal senso di colpa, Edmund vaga per Berlino, entra in una chiesa, sale sul campanile e - dopo aver visto il carro funebre che porta il corpo del padre - si getta nel vuoto.
La terra trema
Un giovane pescatore di Aci Trezza, ‘Ntoni Velastro, lavora ogni giorno per alcuni grossisti che gestiscono con prepotenza l’attività della manodopera. Vessato dalle loro ingiustizie, ‘Ntoni insorge insieme ad altri pescatori, con i quali viene arrestato dopo aver provocato dei disordini. Ma sono gli stessi grossisti, costretti dalla mancanza di personale con cui sostituire i rivoltosi, ad occuparsi del loro immediato rilascio. Tuttavia ‘Ntoni, che non è disposto a fare passi indietro, convince la famiglia ad ipotecare la casa per mettersi in proprio. Aiutati da una propizia pesca di acciughe, i Velastro vedono spalancarsi le porte di un radioso futuro, fino al giorno in cui perdono la barca durante una tempesta. Da quel momento, il loro destino viene travolto da un’inarrestabile catena di disgrazie, cui si accompagna la perdita della casa per il mancato pagamento dell’ipoteca. La famiglia, lasciata a se stessa, si avvia ad un repentino declino: ‘Ntoni, abbandonato dalla sua ragazza, cerca sollievo nelle osterie; il nonno muore; il fratello diventa contrabbandiere; delle due sorelle, la maggiore vede finire il proprio matrimonio e la minore viene compromessa dalle fastidiose attenzioni di un maresciallo della finanza. Rassegnato ed incapace di trovare una via d’uscita, il giovane pescatore è costretto a tornare dai grossisti, accettando di lavorare alle loro inique condizioni. Tuttavia, egli ha la consapevolezza che quel gesto di ribellione è destinato a sopravvivere sempre, nella sua coscienza ed in quella dei compagni.
Ladri di biciclette
Considerato
il capolavoro assoluto di De Sica e tratto dal libro omonimo di Luigi
Bartolini, il film fu sceneggiato da Cesare Zavattini. La Roma del
1948, non mero sfondo della vicenda bensì protagonista insieme
ai personaggi principali, è una città devastata dalla
guerra che ha iniziato appena il lento cammino verso la
ricostruzione. Siamo a Val Melaina, estrema periferia, dove i nuovi
fabbricati ospitano famiglie povere, sulle quali la ferita sociale
della guerra si ripercuote in modo più forte. Antonio Ricci,
operaio, padre di famiglia, dopo un lungo periodo di disoccupazione,
ottiene finalmente un lavoro come attacchino municipale. Il lavoro
richiede però l’uso della bicicletta che Antonio ha
impegnato al Monte di pietà. Riscattata la bicicletta a prezzo
delle lenzuola di casa, dalle quali la moglie Maria si separa
sperando nello stipendio futuro del marito, Antonio fa appena in
tempo ad attaccare il manifesto cinematografico di Rita Hayworth
allorché due balordi gli rubano la bicicletta. Inizia così
un mesto pellegrinaggio per Roma, in compagnia del figlioletto Bruno.
Antonio s' imbatte nell’indifferenza generale, dapprima al
commissariato dove gli agenti hanno tutt' altri problemi che
ritrovare la bicicletta di un poveraccio, poi a Piazza Vittorio e a
Porta Portese, mercati della povera gente, dove ognuno fa quel che
può per arrangiarsi. La ricerca prosegue per le vie di una
città affollata e noncurante, Antonio insegue in chiesa un
povero vecchio nella speranza di avere informazioni sulla sua
bicicletta, durante la messa una signora con cappellino bianco e
veletta distribuisce con aria di sufficienza dei buoni per mangiare.
Il girovagare sommesso diventa disperato; Antonio, davanti allo
stadio, decide di rubare una bicicletta, ma viene inseguito e
catturato dalla folla. Solo le lacrime di Bruno gli evitano il
carcere. Antonio e Bruno si avviano verso la strada della
disperazione, la città si fa buia e ostile.
Ossessione
Gino Costa è un giovane disoccupato. Un giorno, vagabondando, capita in un casolare abitato dal vecchio Giuseppe Bardana e dalla sua giovane moglie Giovanna. Infatuatasi del bel giovane, Giovanna convince il marito ad assumerlo nel loro spaccio. I due divengono amanti. All’insaputa del marito, Gino tenta di organizzare una fuga con Giovanna, che rifiuta pur consumata dal dubbio. Deluso, Gino scappa verso Ancona e incontra lungo la strada un viaggiatore spagnolo, che gli propone di unirsi a lui. Trascorrono i giorni; l’amore per il canto spinge Giuseppe ad Ancona, accompagnato dalla moglie per partecipare ad un concorso lirico. Qui, i tre si ricongiungono e tra i due amanti torna ad ardere la fiamma della passione. Nonostante l’ingenua benevolenza di Giuseppe, che invita Gino a riprendere il lavoro con lui, il ragazzo e Giovanna comprendono che l’unica speranza di vivere il loro amore risiede nella scomparsa del vecchio Bardana. Organizzano a questo scopo un finto incidente stradale, nel quale Giuseppe perde la vita. Ma la coppia di amanti, divorata dai sensi di colpa, si sgretola; trasferitosi a Ferrara, Gino abbandonerà Giovanna per una modesta ballerina, Anita, convinto che la donna abbia soltanto voluto sfruttarlo per impadronirsi dell’assicurazione del marito. Giovanna, sola ed avvilita, rivela a Gino di essere incinta, obbligandolo a tornare da lei. Braccati dalla polizia per l'assassinio, i due complici tentano un’ultima e disperata fuga in macchina, ma il loro mezzo finisce fuori strada. Nell’incidente Giovanna perde la vita, mentre Gino viene raggiunto dalle forze dell’ordine
Roma città aperta
Primo episodio della trilogia neorealista di Rossellini, "Roma città aperta" è universalmente riconosciuto come un capolavoro, una sorta di film-simbolo del Neorealismo. Accolto freddamente in Italia, il film ebbe immediato successo all’estero vincendo il Festival di Cannes nel 1946; ancora oggi, la scena della morte di Pina-Anna Magnani rimane nell’immaginario collettivo. Sceneggiato da Rossellini, Sergio Amidei, Federico Fellini e Celeste Negarville, il film si ispira alla storia vera di don Luigi Morosini, torturato e ucciso dai nazisti perché colluso con la Resistenza. Nella Roma del ’43 e ’44, si intrecciano le vicende di alcune persone, coinvolte nella Resistenza antinazista. Durante l’occupazione, don Pietro protegge i partigiani e, tra gli altri, offre asilo ad un ingegnere comunista: Manfredi. Nel frattempo, la popolana Pina, fidanzata con un tipografo impegnato nella Resistenza, viene uccisa a colpi di mitra sotto gli occhi del figlioletto mentre tenta d'impedire l’arresto del suo uomo, trascinato via su un camion. Poco più tardi, anche don Pietro e l’ingegnere - tradito quest'ultimo dalla propria ex-amante tossicodipendente - vengono arrestati. Manfredi muore sotto le atroci torture inflittegli dai tedeschi per ottenere i nomi dei suoi compagni della Resistenza. La sorte di Don Pietro è la stessa: il sacerdote viene fucilato davanti ai bambini della propria parrocchia, tra i quali il figlio ormai orfano di Pina.
Sciuscià
Terzo
capolavoro del Neorealismo, dopo le opere di Roberto Rossellini "Roma
città aperta" e "Paisà", "Sciuscià"
affronta il delicato tema del disagio sociale in una Napoli sconvolta
dalla guerra e dall’occupazione americana.La narrazione si
avvicina allo stile documentaristico, utilizzando attori presi dalla
strada e location reali, senza alcuna ricostruzione fittizia. La
pellicola - premiata con un Oscar nel 1947 - poggia su una solida
sceneggiatura firmata da Cesare Zavattini e Sergio Amidei.
Pasquale
e Giuseppe sono amici per la pelle ed in un certo senso "colleghi
di lavoro"; per racimolare soldi, infatti, lavorano come
sciuscià - contrazione dell’inglese shoe shine, vale a
dire lustrascarpe - a Napoli. Pasquale è il più grande
dei due, è orfano e vive con i genitori di Giuseppe, i quali a
loro volta campano con i soldi fatti dai ragazzini. I due sventurati
sono legati da un intenso affetto e condividono un sogno: comprare un
cavallo bianco tutto loro. Con un "lavoretto" da poco, che
consiste nel consegnare una partita di coperte ad una veggente, il
desiderio si avvera: Pasquale e Giuseppe comprano il cavallo e si
presentano agli altri sciuscià, nello stupore generale.
Purtroppo, la soddisfazione dei due ragazzi dura poco: una
segnalazione della veggente, derubata delle coperte, porta la polizia
ad arrestarli. Ignari d’essere stati coinvolti in un furto,
Pasquale e Giuseppe finiscono davanti al giudice che li invia al
riformatorio. Qui, in attesa di giudizio, entrano in contatto con
altri ragazzi, delinquenti e sbandati. Maltrattati ed incompresi,
subiscono un’esperienza dolorosa che li cambierà,
guastando persino la loro amicizia; la fuga si rivelerà più
drammatica della detenzione e sfocerà infine in tragedia.