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Italo Svevo

La nascita di Svevo a Trieste nel 1861 (città che fece parte sino al 1918 dell’impero austroungarico) è un fatto di importanza decisiva per questo autore, che appare sin dalla sua formazione positivamente condizionato da Schopenhauer a Nietzsche e Freud.
Lo pseudonimo stesso di Italo Svevo (il vero nome è Ettore Schmitz) rivela la duplicità culturale dello scrittore, per metà italiano e per metà invece “svevo” o tedesco.
Possiamo distinguere nella sua vita e nella sua attività letterarie tre fasi :

  1. quella della giovinezza, della formazione letteraria e dei primi due romanzi, che si chiude con la decisione, nel 1899, di abbandonare la letteratura
  2. quella del cosiddetto “silenzio letterario” (1899 – 1918)
  3. quella del ritorno alla letteratura della stesura della Coscienza di Zeno e dell’ultima produzione novellistica e teatrale (1919 – 1928).

Svevo morì nel 1928 in seguito alle complicazioni cardio – respiratorie seguite a un incidente d’auto.

 

SVEVO E LA NASCITA DEL ROMANZO D’AVANGUARDIA
Svevo costruisce in Italia il romanzo d’avanguardia con La coscienza di Zeno.
Con tale opera :

  • sostituisce al tempo oggettivo il tempo della coscienza e del monologo interiore
  • distrugge la trama tradizionale e struttura la narrazione non sulla vicenda ma sulla successione di una serie di “temi” (il matrimonio, il fumo, ecc…)
  • tratteggia un protagonista, Zeno, totalmente nuovo, che non ha più l’oggettività e la staticità dei personaggi ottocenteschi, ma la problematicità e l’apertura di quelli novecenteschi

 

CULTURA
Nella cultura di Svevo confluiscono filoni di pensiero contradditori : da un lato il positivismo, la lezione di Darwin, il marxismo ; dall’altro il pensiero negativo di Schopenhauer e di Nietzsche. Quanto all’evidente influenza di Freud, in essa agiscono elementi sia positivisti, sia antipositivisti.

  • Il rapporto con il positivismo
  • il rapporto con il marxismo
  • il rapporto con Schopenhauer
  • il rapporto con Nietzsche e Freud

Anche sul piano del gusto letterario e delle scelte di poetica Svevo muove da maestri diversi : da un lato i realisti e i naturalisti (Balzac, Flaubert, Zola) ; dall’altro il romanzo psicologico di fine Ottocento (Dostoevskij).
Dalla letteratura realista e naturalista Svevo deriva la critica agli atteggiamenti da sognatore romantico dei protagonisti dei primi due romanzi, e una struttura narrativa, un Una vita e Senilità, ancora tributaria all’impianto narrativo tradizionale.
Da Dostoevskij e da Sterne desume la spinta all’analisi profonda dell’io e a un rinnovamento radicale delle strutture narrative.

 

RAPPORTO CON LA PSICOANALISI
Svevo non condivise pienamente le teorie freudiane, accettandone solamente quelle che confermavano quanto lui già pensava della psiche umana ; il suo rapporto con la psicanalisi può essere definito duale, infatti, da un lato egli ne fu affascinato, poiché ne apprezzava l'attenzione riservata ai gesti quotidiani più banali (lapsus, vuoti di memoria.), ma soprattutto perché vedeva la coincidenza fra l'inconscio di Freud e la volontà di vita irrazionale di Shopenauer ; d'altro canto Svevo fu turbato dalla psicoanalisi, perché l'analisi dell'inconscio spesso porta il soggetto a prendere coscienza di verità rimosse, e quindi molto sconvolgenti, ma anche perché diffidava della possibilità di guarire le malattie psichiche con qualsiasi mezzo, come sosteneva anche Shopenauer.
Per questi motivi Svevo decise di seguire la teoria psicoanalitica non tanto come terapia medica quanto come mezzo letterario; l'analisi psicologica diventa l'argomento principale dei suoi romanzi, e questa analisi viene resa dal punto di vista letterario con il "flusso di coscienza", una tecnica che consiste nel narrare le idee del personaggio così come si presentano alla sua mente, senza cercare necessariamente un legame logico fra le cose narrate, ma raccontando per "associazione di idee", come avviene realmente nella nostra psiche (e in ciò fu influenzato anche da Joyce).
Un altro elemento che Svevo rese dalle tesi di Freud fu la coscienza della complessità della psiche umana : ogni singolo individuo è quello che è e causa delle innumerevoli esperienze che ha vissuto durante la sua esistenza

 

RAPPORTO CON LA SOCIETA’

Il nome "Italo Svevo" è uno pseudonimo creato da Ector Schmitz per due motivi : distinguere l'impiegato (Ector) dal letterato (Italo), ma soprattutto per evidenziare la multietnicità delle sue origini, egli, infatti, unì in sé le culture italiane, tedesca, ebrea e slava.
Questa sua multietnicità gli permise di conoscere e apprezzare diverse culture, ma a ciò contribuì anche la città in cui egli visse: Trieste, appartenente all'Impero Austro-Ungarico, ma al confine con l'Italia e la Jugoslavia, un crocevia commerciale e culturale.

Trieste ebbe un ruolo fondamentale nella formazione di Svevo, ispirando e limitando al tempo stesso il suo modo di vedere la vita e l'arte: fu ispiratrice fornendogli diverse culture cui fare riferimento e fornendogli anche una serie di problematiche su cui riflettere, ma lo limitò, appunto perché le problematiche che offriva potevano essere capite solo se viste entro i limiti di Trieste stessa, caratterizzata da un forte provincialismo.
Nello studio di Svevo non bisogna però sottovalutare un altro aspetto importante: il suo ebraismo

 

TEMATICHE DEI ROMANZI
Il periodo in cui Svevo scrisse era caratterizzato da una profonda crisi sociale (la "crisi delle certezze"), dovuta alla perdita di importanza del positivismo e alla crisi della borghesia ; ciò portò l'uomo alla consapevolezza che non bastavano la sola razionalità, il determinismo scientifico, la causalità necessaria a spiegare la realtà, a tale presa di coscienza spinse l'uomo a cercare una via di fuga in mondi fantastici o in ideali di uomo immaginari ; a ciò gli scrittori reagirono in modo diverso: D'Annunzio con la teoria del superuomo, Pascoli col mito del fanciullino,
Svevo anziché inseguire miti o inventarsi eroi decise di parlare e descrivere l'uomo in crisi, così com'era, dandone un'immagine in cui gli uomini del suo tempo obbligati a riflettere su se stessi non amarono rispecchiarsi.
La tipologia che ne emerge è quella dell'inetto, che costituisce il tema cardine di tutta l'opera sveviana, in pratica dell'uomo incapace, che non sa vivere e realizzare i suoi progetti.
L'inettitudine dell'uomo, secondo Svevo, è una debolezza interiore che rende inadatti alla vita, e caratterizza tutti coloro che sono nella società borghese, ma si distinguono da essa come dei diversi, soprattutto perché non ne condividono i valori come il culto del denaro e del successo personale.
Un'altra tematica fondamentale dell'opera sveviana, strettamente legata al tema precedente, è la malattia ; Svevo sostiene che i veri malati sono coloro che hanno delle certezze immodificabili su cui basano la propria esistenza e che non sanno analizzare se stessi, pertanto il confine fra sanità e malattia si assottiglia notevolmente, in un clima di malattia universale, in cui tutto è soggetto ad una generale degradazione, e questo atteggiamento è sintomo della crisi delle certezze che caratterizza l'inizio del '900.
Altre tematiche sveviane sono la morte e il suicidio, visti come una liberazione dalle sofferenze del mondo.

 

IDEOLOGIA E POETICA
Il suo orientamento va piuttosto in direzione di una tematica esistenziale, verso la rappresentazione della solitudine e dell'aridità degli individui che avvertono con disperazione la loro incapacità di aderire alla vita. La sua poetica, in un certo senso, rientra nel vasto movimento decadentistico.
Della vita dell'uomo gli interessano non i rapporti sociali, ma gli impulsi più segreti e oscuri, che paralizzano, ovvero gli aspetti dissociati e contraddittori del pensiero e dell'agire.
Nei suoi romanzi appare evidente che la solitudine e l'alienazione dei protagonisti sono manifestazioni di una "malattia mortale" che corrode non solo i singoli individui, ma l'intera società borghese, per cui non c'è alcuna speranza che la situazione possa migliorare. C'è insomma un abisso incolmabile fra la consapevolezza con cui si avverte questa tragedia e la possibilità di un'azione costruttiva : anzi, quanto più è forte la consapevolezza, tanto più è forte l'incapacità di reagire. Svevo e Pirandello, in questo senso, si somigliano molto.

 

 

LA COSCIENZA DI ZENO

RIASSUNTO

Capitolo 1: Il fumo
Zeno inizia a fumare per rivaleggiare con il padre, con il quale non ha mai avuto buoni rapporti. Si convince però che il fumo potrebbe seriamente danneggiare la sua salute, e decide di smettere, ma "passerà il resto della sua vita a fumare l'ultima sigaretta". Purtroppo nessuno riesce a guarirlo dal suo vizio, così chiede aiuto ad una clinica specializzata, dalla quale fugge però il giorno dopo. Zeno in questa situazione pone il fumo come causa stessa del suo male congenito, cerca quindi di sbarazzarsene, ma finisce per nascondercisi inconsciamente dietro, con la paura che se avesse smesso di fumare il suo malessere non gli sarebbe passato, si sarebbe quindi dovuto convincere che egli stesso era la causa dei suoi mali; preferì perciò fingere di voler smettere.


Capitolo 2: La morte di mio padre
Il capitolo inizia col ricordo del genitore, seguito a ruota dalla narrazione degli eventi dal suo ultimo colloquio col padre fino alla sua morte. Ultimo colloquio, che, purtroppo per Zeno, non riesce a far esprimere a nessuna delle due "fazioni" i propri sentimenti verso l'altra, anche se di una erano già noti. Zeno si sveglia la mattina dopo e già trova il padre diverso dal solito, sensazione che verrà confermata dopo, quando scoprirà che il padre è malato. Per via del delirio e dell'incoscienza di quest'ultimo, non riesce a comunicargli i suoi veri sentimenti, in questo riesce invece il padre, che, al momento della morte, alza la mano "alta alta" e gli dà uno schiaffo. Tutti parlano di riflesso meccanico, ma il ricordo di quello schiaffo Zeno se lo porterà dietro per sempre. La scomparsa del padre rappresentò, infatti, la scomparsa dell'antagonista concreto col quale misurarsi per mettere in luce le proprie capacità. Il rimorso per la morte del padre vien vista da Zeno come un ulteriore rincaro alla sua malattia.


Capitolo 3: La storia del mio matrimonio
Zeno, per affari, conosce il sig. Malfenti, col quale entra in buoni rapporti, viene quindi invitato in casa sua, dove conosce le sue quattro figlie, delle quali la più bella gli sembra Ada, con la quale, però, si comporta piuttosto goffamente, e viene quindi respinto. Ne parla quindi con la sig.ra Malfenti, ma questa situazione non fa altro che allontanarlo dalla casa del suo collega, ove ritornerà dopo cinque giorni. Ritornando, poi, nella casa dell'amata, la incontra con Guido Speier, che in quel momento sta suonando il violino, e Zeno non perde l'occasione per fare una brutta figura. "Per caso", si sposa con Augusta, una delle sorelle di Ada, che non ama, ma dalla quale è amato. Dovrà ripiegare infatti su Augusta, in quanto con la prima si era comportato piuttosto goffamente. Prima del matrimonio, Zeno glielo dichiara chiaramente, ma questa acconsente ugualmente. Zeno in questo capitolo si sente un po' vittima del caso, che gli impedisce di sposare la donna amata, e che, per una serie di circostanze, gli fa sposare quella che non ama. Per lui il matrimonio assume tutta una nuova serie di significati. Benché il matrimonio sia risultato sostanzialmente felice, Zeno riconosce che l'atteso "rinnovamento interiore" non è che un'illusione: la moglie non cambierà certo il suo consorte.


Capitolo 4: La moglie e l'amante
Dopo i primi tempi di matrimonio, Zeno si accorge, inaspettatamente, di amare Augusta, e la considera un po' come la sua protettrice; questa piacevole situazione dura fino a quando Zeno rivede un suo vecchio compagno di università, Copler, il quale lo invita a dedicarsi con lui alla beneficenza, e più precisamente ad apportare un aiuto economico a Carla, una giovanissima cantante. Quando Copler invita Zeno a giudicare il canto di Carla, egli comincia a desiderarla, fino a quando Carla diventa la sua amante, incitata da Zeno a migliorarsi nel canto nei suoi momenti di sconforto. Per farle migliorare la voce, assume per l'amante un maestro di canto, del quale però Carla si innamora, fino a lasciare Zeno, che cade in una profonda desolazione. Nel racconto della sua avventura Zeno oscilla tra l'atteggiamento di aperta confessione e la ricerca di una giustificazione qualsiasi. Mentre si confessa, egli vuol apparire agli altri ed a se stesso (riuscendoci) innocente e puro, parole che costituiscono l'intera anima della sua storia d'amore. Per quanto riguarda le giustificazioni, invece, quella da lui più accreditata era di non amare Augusta, perché quindi avrebbe dovuto provare rimorso? Infine in lui non mancò del tutto la resistenza al peccato, in quanto non giunse a Carla "in uno slancio solo, ma a tappe". Zeno ricorda, inoltre, che quando si trova tra le mani, per puro caso, il trattato di canto da donare a Carla, è "costretto" dalla moglie a portarglielo. Intanto egli considera la colpa come un avanzamento della malattia, mentre l'innocenza gli si configura come salute.


Capitolo 5: Storia di un'associazione commerciale
Quando Guido (divenuto il marito di Ada) decide di mettersi in affari, aprendo una casa commerciale, coinvolge Zeno, ed assume una segretaria, Carmen. Guido, su consiglio di alcuni affaristi inglesi, compra del solfato di rame, poi lo avrebbe rivenduto quando il prezzo sarebbe salito, ma invece di seguire i buoni consigli fa di testa sua e vende subito il prodotto, contraendo una grave perdita. Intanto si manifesta un menefreghismo da entrambe le parti verso l'agenzia, e sono i primi passi verso la rovina. Nel frattempo Ada dà alla luce due gemelli, e viene colta da una malattia che la fa progressivamente imbruttire, Guido diventa l'amante di Carmen. Quindi l' "affarista" non accetta I consigli di dichiarare bancarotta, con la conseguenza dell'annullamento dei debiti, e sia Ada che Augusta si preoccupano non poco per la situazione. La prima per la quella economica, la seconda anche perché Zeno aveva deciso di fare un consistente prestito a Guido. Non sapendo cosa fare, Guido attua una subdola strategia che lo aveva portato precedentemente al successo: ingerisce un potente sonnifero, il Veronal, che, se assunto in dosi elevate, poteva apportare non indifferenti danni all'organismo, e c'era anche l'eventualità della morte. Eventualità che si verifica per caso, in quanto Guido voleva solo fingere di essere in punto di morte, per avere affetto. Zeno comincia quindi a lavorare per due, al posto di Guido, e proprio per questa ragione si dimentica completamente del funerale del collega- amico, e per questo Ada lo disprezza, ma è vista da Zeno come un'ingrata. Però questi non ha occasione per farglielo capire, in quanto Ada parte per l'Argentina. Zeno, di fronte alla disgrazia capitata all'amico si accorge dell'originalità della vita: fino ad allora egli aveva considerato il luogo comune che definisce la vita come crudele giusto, ora invece lo rivaluta e si accorge che è impossibile definire ciò che è bene e ciò che è male: ricorda, infatti, di quando, da piccolo, amici e parenti davano giudizi contrastanti su di lui, che chiedeva alla madre: "ma sono stato buono o cattivo, io?" questo stesso dilemma che lo attanagliava da bambino lo perseguita anche ora, a distanza di trent'anni. Quindi secondo Zeno "la vita non è ne' brutta ne' bella, ma è originale!". A questa riflessione Zeno è indotto dalla situazione che doveva sopportare, che lo vedeva nel ruolo opposto a quello che aveva sempre sostenuto, a cominciare dal padre per terminare con Ada, che lo definisce ora "il miglior uomo della famiglia".


Capitolo 6: Psico-analisi
Quest'ultimo capitolo delle sue memorie Zeno lo scrive sotto una luce diversa da quella sotto la quale si trovava negli altri: riconosce che il Dottor S. non lo aveva guarito affatto, e gli manda quest'ultima parte dei suoi ricordi per fargli capire cosa ne pensasse della sua cura; e si fa curare da "un medico vero, di quelli che esaminano il corpo quando si ammala", che lo trova in perfetta salute. Intanto siamo arrivati nel 1915, quando l'Italia entra nel primo conflitto mondiale, e la villa di Zeno si trova proprio al confine tra Austria e Italia, quindi gli viene impedito di entrarvi, e verrà trasferito con la sua famiglia a Trieste, dove constaterà su se stesso gli effetti della guerra: si ritiene fortunato in primo luogo perché si è disfatto della sua malattia, e guarda il mondo con occhi diversi, perché si considera fortunato in mezzo alle brutture della guerra. L'ultimo capitolo rende esplicita la concezione pessimistica della vita di Svevo, prima velata dall'autoironia sulla malattia di Zeno. Quella malattia quindi è considerata come attributo inscindibile alla vita, che quindi diventa a sua volta "malattia", sempre mortale. In un certo qual modo così non è per Zeno, che dalla guerra (che, per quanto ne possa dire Zeno, può essere considerata per una buona parte appartenente al "male"), trae la sua guarigione. Questo strumento di cura, crudele, sottolinea ancora una volta il pessimismo dell'autore. Nell'ultima parte del libro Zeno trasferisce, inoltre, la sua malattia dal suo privato a tutta la società, soprattutto a quella del suo tempo, facendole assumere dimensioni cosmiche.

 

LE TEMATICHE
Le tematiche più importanti che emergono dalla lettura del romanzo di Svevo sono quelle della cura tramite la psicoanalisi e della scienza, ma quella che è la principale, tanto da insidiare la Coscienza è quella della malattia.

 

EPOCA DEL RACCONTO
L'opera consta di cinque capitoli centrali, racchiusi tra una Prefazione iniziale del dottore ed un Preambolo del paziente all'inizio, e conclusi da una Psicoanalisi, che è una sorta di diario, datato tra maggio 1915 e giugno 1916.
Il tempo narrativo è compreso storicamente in un periodo di storia che va dalla seconda metà dell'ottocento fino al 1916.
Durante la narrazione assistiamo ad uno sconvolgimento delle sequenze narrative, con anticipazioni e retrocessioni.

 

L'INATTENDIBILITA' DEI PERSONAGGI - L'OPERA APERTA
Zeno è sia protagonista che narratore ma essendo colpito da nevrosi (malattia che comporta l’allontanamento dalla coscienza degli eventi più traumatizzanti che vengono perciò sepolti nell’’inconscio e dal quale riemergono mascherati nel linguaggio oscuro e simbolico dei sintomi di tale malattia) non è un narratore attendibile dei fatti che sono in relazione con la sua nevrosi.
D’altro canto anche il dottore S. che lo ha in cura è inattendibile. Ne sono prova il suo esibito carattere vendicativo, il suo dichiarato interesse economico, il ricatto a cui sottopone il paziente.
Se sono inattendibili l’esposizione dei fatti e la loro interpretazione proposte dai narratori, e se l’autore non interviene in prima persona a proporre una versione plausibile degli eventi narrati, al lettore non resta che avanzare lui delle ipotesi interpretative.
La coscienza di Zeno appare perciò un’opera aperta : un’opera, cioè, in cui il lettore è invitato a collaborare alla costruzione del senso.

 

L'IO NARRANTE E L'IO NARRATO
Lo Zeno narrante compie un’indagine per ricostruire come la sua nevrosi è nata ; il livello di consapevolezza dello Zeno che scrive si suppone che sia più alto di quello dello Zeno di cui si scrive.
Questo dislivello di consapevolezza tra l’io narrante e l’io narrato è una caratteristica tipica delle autobiografie tradizionali, tuttavia prima dell’esperienza della psicoanalisi il narrante di un racconto autobiografico non dubitava della propria capacità di giudicare il passato ed il proprio presente, capacità che era la principale legittimazione dell’operazione stessa dello scrivere.
In La coscienza di Zeno questa capacità viene messa in dubbio. Il rapporto tra l’io narrante e l’io narrato non è quindi, per così dire, gerarchico, nel senso che l’io narrante è istituzionalmente superiore, per la sua maggiore consapevolezza, dato che continuamente dubita e, anche quando con decisione afferma, intimamente avverte che la usa sicurezza è infondata.

 

IL TEMPO NARRATIVO
Il tempo della narrazione è il tempo interiore della coscienza ; un tempo che è stato definito “misto” poiché gli avvenimenti che in esso si svolgono sono sempre alterati dal desiderio del narratore.
Dal momento che il tempo non è più una realtà oggettiva, ma una continua creazione della “coscienza”, all’ordinato susseguirsi degli avvenimenti secondo una disposizione lineare subentra un loro continuo intersecarsi secondo diversi piani temporali : il presente si insinua nel passato, il passato nel presente.
Al sovvertimento della dimensione tradizionale del tempo corrisponde il sovvertimento della gerarchia tradizionale dei fatti.

 

 

 

Italo Svevo

Svevo e la nascita del romanzo d’avanguardia

Cultura

Rapporto con la psicoanalisi

Rapporto con la società

Tematiche dei romanzi

Ideologia e poetica

 

La coscienza di Zeno

Riassunto

Le tematiche

Epoca del racconto

L’inattendibilità dei personaggi – l’opera aperta

L’io narrante e l’io narrato

Il tempo narrativo